In occasione della Pasqua abbiamo fatto un paio di domande a don Carlo. In questo momento storico sentiamo che è cambiato qualcosa nelle vite di tutti noi e soprattutto le celebrazioni religiose come i Natale o la Pasqua, si fanno particolarmente sentire in sfaccettature diverse. sono stati anni particolari e anche domenica celebriamo la resurrezione del signore in maniera diversa dal solito.

Don, la Pasqua è periodo di speranza, cosa può dare conforto alle famiglie e cosa ci può insegnare Gesù e la Pasqua in questo determinato periodo storico?

Negli anni passati siamo stati affamati e inquietati da una comunione nella dimensione fisica e corporale. Siamo sempre stati abituati a stare in compagnia di amici e familiari, ritrovandoci in grandi tavolate a consumare il pranzo di Pasqua ma la dimensione di comunione va oltre la fisicità. Per festeggiare la resurrezione di cristo non è necessario stare insieme ma la solitudine può essere una buona amica e la situazione del Covid ce lo sta insegnando. La comunione e la comunità stessa non sono necessariamente fisiche ma possono e devono essere spirituali. Diventiamo una cosa sola con il signore soprattutto stando da soli. Siamo un popolo ben oltre lo stare insieme di corpi, dobbiamo superare la solitudine e nell’event della Pasqua c’è il superamento.

La paura della solitudine si collega spesso anche alla paura della ita: noi non abbiamo paura della morte ma di vivere. Il signore ha affrontato tutto il suo calvario da solo, fino al suo ultimo respiro sulla croce.

Cosa augura ai ragazzi della scuola San Pietro e alle loro famiglie?

Vincere ogni solitudine: non soli o distati ma in una grande realtà più profonda. Nel mistero siamo tutti uniti spiritualmente.